Dai un’occhiata

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Vecchi come gli scavi
nella Montagne aride
della Superstizione
insenature tra le rocce
indizi a trenta metri
scheletri accecati sul fondo
succede ancora l’ammazzarsi
dei cercatori d’oro
lungo i passi di Jack, l’Olandese, Waltz
e dei suoi enigmi a sopravvivere
come l’oro sotterraneo
o le tracce sulle cime
ogni festività
svanisce nel nulla
sacco a pelo nella valle.

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Diamo e Vedi, amo

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Gli avanzi del sonno 1

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Il segno è logoro
d’un tempo ebbro

hanno alzato le mani
ma non per la resa:
per toccare quei rami
più bassi e coi frutti

che siamo cresciuti in campagna
a comporre lo scritto col succo
caduto in gocce
sulla terra brulla.

 

ebbro1-tile

Gli altrove della notte 2

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Lava i piatti senza mani
fa il rumore del fiume
o pioggia nera

ci sono sogni
che attendono
il giorno

come la pioggia
a Milano e l’ombrello
girato dal vento

il taxi non chiede niente
si allontana coi sedili bagnati
e la timidezza delle ginocchia

ogni ricordo raffreddato
si cancella con l’acqua
come tutti i gessetti nella tasca

e non siamo più altrove
né qui dove stiamo
non siamo i passi
sull’asfalto consumanto,
né le gocce dei lampioni.

L’olio viene spremuto
le olive, in giornata.
Non lo puoi trovare in giro
un olio buono così.

 

 

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Gli altrove della notte 1

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Se volare lontano
ti ha portato l’orizzonte,
queste righe
inchiostrate sono
un’ancora di sale
e le stanze nuove
che avevi sognato
solcavano scie
di fantasmi passati
ancorati al terreno.
Ma se apri gli occhi
e il tramonto si spezza,
sarà l’ala tagliente,
non la penna rotolata.
Resti nella luce
Scia del finestrino
Come una foto ancora
appesa rilassata,
sull’anta del frigorifero.

 

notte1

I movimenti della sera 2

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Dove inizia la nebbia
arretra la notte
lo sanno anche i giorni d’estate
che qualcosa intanto è cambiato
siamo soli tra questi fiori
lo sguardo sulla corsa del treno.

Un tempo
ci avrebbe portato via,
sotto un altro cielo
a scalare il condominio.

Ora fuochi scendono la collina
saltando voragini di ricordo
e il midollo spinale, il lavoro
delle talpe, la nebbia dell’estate
dispensa pane vecchio.

 

 

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I movimenti della sera 1

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“Cosa ci facevi a Casablanca”
quando tutte le dita del corpo erano qui.

 

Riluce al vero nome
la brina sul prato
appena al di là dalla srada buia
appena al di là del prato
in compagnia dei miei passi,
pesanti sulle pietruzze e chiassosi,
verso la luna.
Ero sull’onda lunga del delay
a celebrare la notte di Litha
ed eravamo noi il fuoco,
ed eravamo noi il canto.

 

“Cosa ci facevi a Casablanca”
quando tutte le dita del corpo erano qui.

 

giallo-horz